Day 4

Ore 9:30

La temperatura è di 4° C : il gelo! Propongo a Helmuth di spostarlo a giugno il Merano WineFestival. Ride.

 

Vabbè io ci ho provato.

Ore 10:00

Per scaldarmi un po’ decido di andare a fare un giro fra i vini vulcanici esposti nella GourmetArena dall’Associazione “Volcanic Wines” nata nel 2009 a Soave. “I suoli costituiti o originati da vulcanoclasti ricoprono circa 124milioni di ettari nel mondo, l’1% della superficie della Terra.” – si legge nella pubblicazione dell’associazione. I vulcani, che in passato avevano per gli uomini un carattere sacro, essendo i luoghi degli dei, sono spesso “aree a fortissima vocazione vitivinicola, in particolare modo per la tipologia dei vini bianchi (con illustri esempi di produzione anche di vini rossi.)  Esiste infatti una relazione tra suoli composti da basalti, tufi, pomici e la ricchezza gustativa e l’equilibrio che si riscontra normalmente nei vini ivi prodotti.

Un esempio? Il Fongaro Pas Dosé 2009, 100% durella (vitigno antichissimo del Veneto) che sosta 8 anni sui lieviti. Il naso è stratificato e caratterizzato da note solfuree accompagnate da frutta a pasta gialla e sentori di pasticceria, il sorso cremoso è venato dalla sapidità e da viva acidità.

 

Ore 11:00

L’inarrivabile eleganza agreste della signora Orlandini, che insieme al marito Pier Francesco e al figlio Ascanio produce in Toscana un vino d’altri tempi (Argena -Sangiovese e piccole quantità di Cabernet Sauvignon).

Ore 12:00

I sommelier consigliano sempre di bere della birra fra una degustazione e l’altra.

Fatto! E sono andata a colpo sicuro (anzi a colpi: 2!).

Dietro il banco di BioNoc’ mi sorride Fabio Simoni, cofondatore insieme a Nicola Coppe del birrificio artigianale di Mezzano di Primiero che per 4 anni consecutivi ha vinto il premio Miglior Birrificio del Trentino.  Chiedo a Fabio di farmi assaggiare una cosa, mi dice che devo provare tutte e 5 le etichette che ha portato! Obbedisco. E faccio bene, una più buona dell’altra. “Il 99,5% del luppolo aziendale è coltivato in Trentino” – mi racconta Fabio, che insieme agli assaggi mi regala una lezione di storia della birra e uno scoop: “A breve presenteremo il progetto ‘Le Birre della Terra’!” Una nuova società agricola nata dall’incontro fra BioNoc’ e Umberto Sinigaglia (titolare dell’azienda agricola Stonebreaker Farm & Brew) dalla quale nasceranno “birre a km zero” con materia prima coltivata in biodinamico.

Mi è piaciuta particolarmente la Staion, una saison, “che è uno stile nato alla fine del ‘700 in Belgio come risposta alle birre prodotte dai frati trappisti, troppo alcoliche per accompagnare i contadini nel duro lavoro dei campi“. Naso complesso con note di lieviti, scorza d’arancia e coriandolo, palato cremoso e pericolosamente beverino.

Mi sposto da Baladin, storico birrificio piemontese che non ha certo bisogno di presentazioni. Scopro la loro linea “Cantina – Riserva Teo“: le Barely wine Lune e Terre nate per omaggiare, rispettivamente, i vini bianchi e quelli rossi e prodotte in collaborazione con alcune delle più prestigiose cantine italiane. La prima è fatta con malto d’orzo e farro, la seconda con malto d’orzo e riso nerone. Assaggi ottimi, intensi e con grande vocazione gastronomica.

Proseguo con Baladin e mi si apre un mondo: le birre Xyauyù, che se le avessi assaggiate alla cieca le avrei potute tranquillamente scambiare per vini liquorosi. Delle vere e proprie birre da meditazione! Prodotte con un sistema di micro-ossigenazione messo a punto da Teo Musso, riposano in botti di rum, di whisky e di rovere con infusione di foglie di tabacco. I sentori sono sorprendenti e profondissimi: dal caramello alla liquirizia, passando per frutta secca, zucchero di canna e affumicato. Il palato è flat (senza CO2), avvolgente (financo vellutato) e coinvolgente.

 

Ore 14:30

Mi addentro nella Virtual reality.

un viaggio  virtuale della Cantina San Paolo guidati da Helmuth Köcher, che si conclude con un assaggio (reale!) del Sanctissimus 2013. Si tratta del Pinot bianco di casa San Paolo, uve da vigne ultracentenarie che, prima di trasferirsi in botti grandi di legno, sono vinificate in anfora con macerazione sulle bucce dove rimangono fino a Natale.

 

16:00

Pausa pranzo vegana. Dopo la pausa pranzo carnivora del primo giorno, quella vegetariana del secondo e il digiuno del terzo, oggi mi dò alle erbe. Assaggio la mertensia marittima, e cioè una vegetale che sa di ostrica, una cosa per vegani nostalgici insomma.

 

Ore 17:00

In extremis faccio un giro ad Extremis, la sezione del Merano WineFestival dedicata ai vini eroici. Il tempo stringe, faccio due assaggi del cuore: il Fiorduva 2016 di Marisa Cuomo e lo Schioppettino 2009 di Moschioni, chiudo in dolcezza con il delizioso Moscato 2003 Crivella di Cantina Mongioia.

 

Ore 18:00

E’ stata un giornata impegnativa. Mi merito un cocktail! Per fortuna c’è Aaron Jr.al bar dell’Hotel Terme, che ne fa di buonissimi.

 

Ore 19:00

Si spengono le luci, gli amici se ne vanno, ecc…e domani chiusura col botto con Catwalk Champagne.

Federica Randazzo